Un po’ di storia recente della alimentazione
Estratto dall'articolo del Prof. Enrico Ferrazzi, Consigliere Fondazione Giorgio Pardi. Direttore del Dipartimento Ospedaliero della Donna, Mamma e Neonato. Dipartimento Universitario di Scienze Cliniche, Ospedale Buzzi di Milano
Non tanto tempo fa, fino agli anni ‘50 del secolo scorso, l’alimentazione veniva regolata spontaneamente dalle culture locali sviluppatesi nei secoli e nei millenni precedenti, e influenzata dall’impatto climatico sulle coltivazioni.
L’avvento della refrigerazione, della disponibilità di fertilizzanti, di energia in agricoltura etc. ha portato a grandi trasformazioni nella dieta degli uomini che abitano in Europa e nel Nord-America (per esempio la disponibilità di verdura non di stagione, di carne bovina tutto l’anno, l’assunzione diffusa di latte fresco e latticini). In seguito le grandi concentrazioni agroindustriali hanno introdotto un commercio di sapori artificiali e di bisogni indotti (ad es. zucchero raffinato, acidi grassi polinsaturi usati come conservanti, grassi animali) sino all’attuale alimentazione globalizzata con cibi provenienti da tutto il mondo che troviamo in un qualsiasi supermercato.
L’aspetto più immediato della perdita di una cultura nutrizionale locale ha a che fare prima di tutto con la perdita di fragranza e gusto sostituito dai sapori forti dolci e grassi. Il secondo ben conosciuto effetto della competizione agro-alimentare globale è lo squilibrio alimentare e gli eccessi nutrizionali determinati da strategie di marketing rivolte soprattutto alle fasce deboli dei consumatori, i bambini e i soggetti a basso reddito.
L’aspetto meno evidente, ma probabilmente più importante per il suo impatto sulla salute umana, è rappresentato dai profondi effetti che le componenti nutrizionali esercitano sul sistema immunitario i processi infiammatori cronici. Infatti, le diverse componenti di una dieta “globalizzata”, sbilanciata, aggiunte alle sostanze chimiche e inquinanti che assumiamo, interferiscono i in modo incisivo con il genoma dei singoli soggetti e con il loro microbioma intestinale ereditato.
In estrema sintesi potremmo dire che il genoma è una sorta di libreria di risposte possibili del nostro organismo all’ambiente esterno e interno, cioè il genoma è molto di più dell’insieme dei singoli geni, come una orchestra è di più dell’insieme dei singoli strumenti. Così pure in estrema sintesi potremmo dire che in un individuo nato per le vie naturali e allattato al seno dalla madre naturale il microbioma è l’insieme dei batteri buoni che vivono con noi, e grazie ai quali noi siamo i buona salute e non siamo immediatamente sterminati dai batteri e virus che sono “nemici” delle nostre cellule. Cioè l’alimentazione non è un semplice fatto di gusto o di eccessi, ma interferisce con il sistema immunitario e con i batteri commensali anch’essi nella norma biologica ereditati all’interno del ceppo familiare e attraverso questi può determinare la salute o la malattia.
Ben vengano i disturbi della gravidanza se possono diventare occasione di comprensione di problemi trascurati e di una alimentazione sana.
Segnaliamo anche il libro "GRAVIDANZA NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO: UNA RISPOSTA VIENE DALLA COOPERAZIONE" di Dott.ssa Maria Maddalena Ferrari
22-12-2011 - 17:52:46 - adele molto interessante siete all'ospdale buzzi di Milano? |