INTERVISTA RELATIVA AL TEMA "CIBO E MIGRAZIONE" A CRISTINA LAZZATI, DIRETTORE GDOWEEK
Cristina Lazzati è direttore di Gdoweek dal 2008. Approdata alla rivista nel 2000, dopo una breve parentesi televisiva con Target, Canale 5, e una carriera di giornalista freelance dagli Stati Uniti, dove ha vissuto per dieci anni, corrispondendo per L’Espresso, Italia Oggi e Elle.Laureata in Economia Aziendale alla Bocconi, ha seguito un Master in Media Communication alla New School for Social Research a New York. Sposata, ha due figli Leonardo, 16 anni e Sofia, un anno.Vive a Milano.
Chi è per Lei il migrante?
Avendo vissuto una lunga esperienza all’estero, dieci anni, ho imparato a riconoscere chi non è un migrante: colui o colei che sa che se vuole può tornare, che ha le stesse opportunità sia nel paese d’origine sia in quello d’accoglienza, che sceglie liberamente il paese dove risiedere mosso da ambizione, curiosità, o semplicemente fato. Sono migranti gli esuli politici così come i ricercatori, gli scienziati che se ne vanno dal loro paese alla ricerca di fondi, sono migranti i disoccupati, sono migranti coloro che devono “combattere” per trasformarsi in residenti. Tante le varietà di migranti, tante le sfumature una cosa so per certo: la migrazione è stata un’avventura che per nulla al mondo mi sarei persa.
Qual è il piatto che preferisce legato alla cucina della sua tradizione familiare e quale invece legato ad una tradizione gastronomica diversa dalla sua?
La memoria del cibo equivale a quella dell’infanzia, i ricordi dei pomeriggi al ritorno da scuola con la nonna, lo zabaione per merenda, la bistecca alla milanese cucinata con la cipolla soffritta nel burro, il coniglio, la polenta con il latte. Oggi continuo a mangiare le milanesi con l’osso, ma a pari merito il sushi, l’uni, il riccio di mare dell’oceano, dorato leggermente zuccherino, i gamberi d’acqua dolce, il toro, il tonno più grasso, del sottopancia del tonno, …
Ci racconti una sua esperienza personale legata all'immigrazione.
Un episodio di tanti anni fa … la cena di gala dell’Associazione nazionale italiani in America, il NIAF … neolaureata in economia e giovane moglie dell’amministratore delegato di un’azienda italiana di food. Il classic o tavolo fatto da collaboratori e clienti. Sul tavolo d’onore, l’allora presidente uscente Bush senior, l’entrante Bill Clinton e Sophia Loren. I commensali vantavano tutti in un modo o nell’altro un Italian heritage, chi i nonni, chi la moglie, mi facevano domande sull’Italia. Era il 1990. “Avevamo l’acqua in casa? Il bagno? Le donne usavano ancora i grembiuli a fiorellini per stare in casa, le donne anziane erano tutte vestite di nero? Apprezzavo la libertà di poter uscire sola adesso che vivevo in America? … imbarazzata scoprivo stereotipi che pensavo relegati alla cinematografia del neorealismo, spiazzanti le occhiate di dubbio, quasi volessi negare la colpa di un’arretratezza di cui non ero mai stata testimone, ma che in fondo motivava la loro scelta o la scelta dei loro padri di trasformare la migrazione in stanzialità.
Quali sono i prodotti tipici della sua cucina d'origine di cui sente più la mancanza quando viaggia?
La cucina italiana è diffusa ormai in tutto il mondo e difficilmente, quando viaggio, ne sento la mancanza.
Il tema della prima edizione dell'IMAFestival è Cibo e Migrazione. Quali immagini, sensazioni, ricordi ed emozioni le suscita questa associazione?
La bellezza di vivere in una città multiculturale, come è stata New York per tanti anni e come comincia ad essere Milano dove basta una prenotazione in un ristorante per immergerti in un’atmosfera “altra” in grado di appagare tutti i sensi.