Dal 3 agosto 2007 il Ministro Plenipotenziario Francesco Maria Talò ha assunto l’incarico di Console Generale d’Italia a New York.
E’ nato il 16 agosto 1958 a La Spezia. Ha compiuto tutti i suoi studi a Roma, dove ha frequentato la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza, laureandosi con il massimo dei voti e la lode nel 1982.
Nel 1984 è entrato nella carriera diplomatica a seguito di concorso e fino al 1987 è stato assegnato al Servizio Stampa ed Informazione della Farnesina. Le sue prime sedi estere sono state dal 1987 al 1991 Tokio e dal 1991 al 1995 Bonn. E’ quindi rientrato a Roma con il grado di Consigliere di Legazione per prestare servizio tra il 1995 e il 1998 presso la Delegazione costituita per l’organizzazione della Presidenza italiana dell’Unione Europea, poi presso la Segreteria Generale del Ministero degli Affari Esteri e quindi presso l’Ufficio per i Rapporti con il Parlamento del Gabinetto del Ministro.
Nel 1998 è stato destinato alla Rappresentanza Permanente presso le Nazioni Unite a New York dove è rimasto fino al 2002. Dal 2002 al 2006 ha prestato servizio all’Ufficio del Consigliere Diplomatico di Palazzo Chigi, venendo promosso nel gennaio 2005 Ministro Plenipotenziario e divenendo nell’ottobre dello stesso anno il Consigliere Diplomatico Aggiunto del Presidente del Consiglio. Dal luglio 2006 al luglio 2007, è rientrato alla Farnesina come Capo dell’Ufficio per l’America Meridionale della Direzione Generale per i Paesi delle Americhe.
Il Ministro Plenipotenziario Francesco Maria Talò è Tenente di Complemento in congedo dell’Arma dei Carabinieri, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica, è sposato con Ornella Romano ed ha tre figli.
1. Chi è per Lei il migrante?
Migranti siamo tutti noi, o almeno moltissimi tra noi. Certo, c'e' chi vive nella città dove è nato e dove sono nati i propri antenati, ma questa e' una condizione sempre più rara e in fondo alla fine si trova quasi sempre un antenato che veniva da lontano. Ciò naturalmente è vero soprattutto in America, ma lo è molto anche in Italia. Trovo che il termine migrante sia forse più adeguato rispetto a quelli di emigrante o immigrante, perché ha un valore più universale che prescinde dalla direzione del movimento effettuato dalla persona. Io in particolare sono un po' migrante con il mio mestiere che mi porta a vivere in giro per il mondo, ma sempre con un forte attaccamento nei confronti dell'Italia. Trovo che questo sia un aspetto fondamentale: la salvaguardia dell'identità, o meglio delle identità che possono coesistere in ciascuno di noi. Solo se rafforziamo il senso della nostra identità europea e insieme nazionale e locale credo che possiamo sviluppare un dialogo proficuo (e del resto inevitabile) con i migranti che entrano in contatto con noi. Accanto al tema dell'identità sottolineerei quello del rispetto, nei confronti di ogni individuo, ma anche nei confronti delle leggi e dei costumi dei paesi che accolgono i migranti.
Amo molto la cucina semplice legata alla tradizione dell'Italia meridionale: tutti i tipi di pasta al sugo così come la parmigiana di melenzane. Anche questi ricordi e sapori fanno parte dell'identità da conservare, che è ricchissima in tutte le regioni d'Italia.
…e quale invece legato ad una tradizione gastronomica diversa dalla sua?
Sono sempre molto curioso nei confronti delle cucine diverse e originali.
Quando viaggio, in Italia e nel mondo, cerco sempre di sperimentare le gastronomie locali. Ho vissuto in Giappone, la mia prima sede all'estero, e da allora amo in particolare il pesce crudo, sushi e sashimi.
3. Ci racconti una sua esperienza personale legata all'immigrazione.
Nella mia esperienza professionale a New York vivo a contatto quasi continuo con una grande comunità italiana e italo-americana. Si considerano degli immigrati in America (oltre che, naturalmente, degli emigrati dall'Italia). In modo meno approfondito ho avuto modo di conoscere altre comunità newyorkesi, in primo luogo quella ebraica, che è particolare perché composta da persone originarie da tanti diversi paesi, in primo luogo dall'Europa centro-orientale, ma anche dall'Italia e dal Medio Oriente. In tutte queste comunità mi ha sempre colpito la convivenza di un forte affetto per la cultura di origine, e quindi l'impegno a conservare l'identità di provenienza, con un grande orgoglio di essere diventati americani. La bandiera e l'inno stelle e strisce suscitano fortissime emozioni. Anche io, in modo del tutto diverso e infinitamente più privilegiato rispetto a milioni di persone arrivate a New York nel passato ormai lontano, ho vissuto volutamente una forte emozione scegliendo di compiere il mio viaggio di trasferimento dall'Europa a New York con una nave per sperimentare l'indimenticabile visione della Statua della Libertà che accoglie chi arriva dal mare in questa città. L'ho fatto per rendere omaggio a milioni di italiani e per avere appunto un ricordo che mi legasse a loro in un modo indimenticabile.
4. Quali sono i prodotti tipici della sua cucina d'origine di cui sente più la mancanza quando viaggia?
Devo dire che non sento una forte mancanza dei prodotti di casa. Come ho detto, mi piace sperimentare qualcosa di nuovo e in genere sono fortunato. Comunque appena finisce il viaggio e torno a casa un piatto di pasta al pomodoro è per me superiore a qualsiasi prelibatezza esotica.
5. Il tema della prima edizione dell'IMAFestival è Cibo e Migrazione. Quali immagini, sensazioni, ricordi ed emozioni le suscita questa associazione?
Tutto ciò si traduce in uno stile di vita. Per questo l'associazione del tema cibo con quello dell'arte non mi ha suscitato sorpresa, ma interesse, rafforzato poi dall'aggiunta del tema migrazioni. Si dice: “dimmi come mangi ti dirò chi sei”. Certamente le abitudini alimentari sono una parte cruciale dell'identità di una persona e quindi, più in generale, della cultura di un popolo. Per questo non poteva che essere un'idea italiana quella di affrontare un tema attuale e legato al fenomeno della globalizzazione, quale è quello delle migrazioni, intrecciandolo con la cultura del cibo ed esprimendosi con vari mezzi artistici. Ho anche pensato che è molto appropriato il coinvolgimento della città di Milano, perché la capitale della Lombardia ospiterà nel 2015 l'esposizione universale per la quale ha scelto il tema "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita". Mi sembra che questo tema includa tanti aspetti e problemi che possono essere affrontati nell'IMAFestival su cibo e migrazioni.
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