Nasce il 10 Settembre 1956 a Padova. Si laurea in Giurisprudenza nell’Università cittadina, con una tesi in diritto ecclesiastico. Dopo un Master in Business Administration alla Bocconi di Milano, entra giovanissimo in Publitalia e diventa Direttore centrale.
Chi è per Lei il migrante?
È un promotore d’identità. Se il nostro modello economico è riuscito ad affermarsi a livello mondiale, molto lo si deve al lavoro dei nostri corregionali all'estero. I nostri italiani emigrati hanno esportato storia, cultura, capacità imprenditoriale, tradizioni e cucina dell’Italia, in tutto il mondo, facendosi riconoscere per eccellenza, dedizione al lavoro e passione. Se il nostro made in Italy si è affermato sui mercati internazionali come garanzia di qualità, è grazie al contributo dei nostri emigranti, che con umiltà, pazienza e fatica hanno tenuto alto il nostro nome nel mondo, conservando viva la memoria del nostro Paese.
Qual è il piatto che preferisce, legato alla cucina della sua tradizione familiare e quale invece legato ad una tradizione gastronomica diversa dalla sua?
Sono molto legato ad alcuni piatti tipici molto gustosi, come i bigoli in salsa, una lunga pasta con una salsa a base di cipolla e sardine, e la polenta fasoà, con la farina di granturco bianco e accompagnata da una zuppa di fagioli, che mi ricorda momenti della mia infanzia, quando si preparavano in famiglia come da tradizione. Ho poi una passione per la cucina romana, con la coda alla vaccinara, e del Sud, con la pasta con le sarde, il pesce spada a’sammurigghu, o la mozzarella di bufala, la ‘mpepata di cozze, tipici della Campania. Ogni piatto deve essere, naturalmente, accompagnato da un vino di qualità, tipico del luogo,
Ci racconti una sua esperienza personale legata all’immigrazione.
Da bambino, sentivo raccontare che i miei antenati venivano dalla Spagna. D’altra parte il mio cognome, Galan, è piuttosto raro. In spagnolo esiste un termine galàn, che significa uomo elegante, corteggiatore. Mi piace poter immaginare che qualche mio antenato è venuto da un’altra terra a cercare fortuna in Veneto: mi aiuta a capire l’importanza della migrazione, come contributo alla storia, alla cultura e alla creatività di un territorio.
Quali sono i prodotti tipici della sua cucina d'origine di cui sente più la mancanza quando viaggia?
Non riuscirei mai a separarmi dai nostri salumi, come il prosciutto veneto Berico-Euganeo o la Sopressa vicentina, e i nostri formaggi come il Montasio, il Provolone Valpadana, l’Asiago, il Monte Veronese, il Taleggio, il Piave o la Casatella Trevigiana.
Il tema della prima edizione dell'IMAFestival è Cibo e Migrazione. Quali immagini, sensazioni, ricordi ed emozioni le suscita questa associazione?
L’Italia è stata una terra di grande emigrazione. In poco più di un secolo, quasi 30 milioni dei nostri connazionali hanno cercato fortuna all’estero, diretti in un primo momento soprattutto negli Stati Uniti e America Latina e spesso trasferendovi stabilmente. Una terra di emigranti è anche il mio Veneto, che ha donato all’estero braccia e ingegno. Dove si sono stabiliti, i nostri migranti italiani hanno dato luogo a opere e imprese, diffondendo la nostra cultura, compresa quella enogastronomica. Hanno insegnato, in questo modo, che la cucina può essere un’occasione di confronto, arricchimento di esperienze e soprattutto d’incontro.
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