LA FONDAZIONE CESARE PAVESE CONFERMA IL SUO PREMIO SPECIALE!


La Fondazione Cesare Pavese partecipa, per il secondo anno consecutivo, ad IMAFestival e lo fa in quanto i temi fondanti il premio stanno alla base del concetto Cultura in senso ampio e quindi del progetto culturale che la Fondazione, dedicata al grande scrittore italiano, cerca di portare avanti con la propria attività.
 
I temi legati alla migrazione, alla diversità sono stati affrontati da Pavese in tutta la sua opera: "La vita va vissuta lontano dal paese: si profitta e si gode e poi, quando si torna, come me, a quarant’anni, si trova tutto nuovo. Le Langhe non si perdono". Così dice lo scrittore nella "Luna e i Falò", la sua opera più conosciuta e tradotta nel mondo, e parlando di Langhe parla di una striscia di terra fatta da colline dove migliaia di anni fa, c’era il mare e il mare, si sa, essendo elemento vivo e sempre in movimento, porta sedimenti, depositi, fondali che oggi rappresentano una delle peculiarità più importanti della nostra terra: la diversità. Ogni collina è diversa da quella di fronte, per esposizione al sole, per conformazione, ma soprattutto per i diversi sostrati terreni da cui è fatta. Questa differenziazione fa si che un vitigno sia peculiare di una collina e solo di quella, per cui il Moscato sarà autoctono a Santo Stefano Belbo, mentre a pochi chilometri di distanza si troverà il Barolo, e poi il Barbaresco, e poi la Barbera e così via. Diversità
 
Diversità che ritroviamo anche nei dialetti: si oltrepassa il confine di un paese e già si parla un’altra lingua. Diversità che ritroviamo anche nella cucina: ogni paese ha le proprie materie prime, la propria ricetta e le relative varianti. Diversità che, sempre dando retta a Pavese, se “qui buoi e persone sono tutta una razza”, si rispecchia nelle persone, legate al proprio paese di origine, ma nel senso più esistenziale del termine, e quindi alla propria tradizione, alla propria identità. “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andrsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”
 
Un paese da’ un’identità, ti dice chi sei, e in un’epoca storica come l’attuale, in cui sempre più l’uomo è spaesato e le sicurezze, a partire da quelle economiche, sembrano lontane, “sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, anche quando non ci sei resta ad aspettarti”, significa avere una certezza, una Luna sotto cui riposare e un falò in cui credere. Una diversità che da identità.
 
Pierluigi Vaccaneo, Direttore della Fondazione Cesare Pavese

Commenti
04-11-2011 - 14:24:20 - Elena Pronesti
...Pavese e' sempre stato uno dei miei autori preferiti, ma solo da quando vivo all'estero le sue parole mi suonano piu' vere...ora ho capito appieno il perche'...e' bello pensare che qualcosa rimane di te, ad aspettarti,quell'identita' costruita negli anni non si sbiadisce,e'un'eredita' della memoria che viaggia a doppio senso...una bella certezza e, finalmente, "una luna sotto cui riposare ed un falo' in cui credere". Grazie.
04-11-2011 - 17:48:09 - Elena Pronesti
Pavese e' sempre stato uno dei miei autori preferiti, ma solo da quando vivo all'estero ho una piu' piena comprensione dei suoi scritti ,che risuonano come piu' veri e, talvolta, mi sorprendono come se fossero stati acquattati nella mia attesa e solo ora abbiano deciso di rivelarsi e sorprendermi. E' bello pensare che qualcosa rimane di noi, ad aspettarci, quella identita' costruita negli anni che non si sbiadisce ed e' come un'eredita' della memoria che viaggia a doppio senso. Una bella certezza e, finalmente, una "luna sotto cui riparare ed un falo' in cui credere".